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Posts by Antonio Boschi

La Lettonia capitale del Blues europeo, un’idea di viaggio.

La Lettonia capitale del Blues europeo, un’idea di viaggio.

By on Mar 15, 2014 in Europa, Musica | 0 comments

Sarà Riga, capitale della Lettonia, ad ospitare il 4° European Blues Challenge, i prossimi 11 e 12 aprile 2014. Dopo le tappe di Berlino (due) e Tolosa ecco che la carovana del blues europeo farà tappa nel grande nord alla Sapņu Fabrika, moderno Centro Culturale in stile post-industriale a ridosso del centro della bellissima città lettone. Dal 1997 Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, grazie ai sui 800 e più edifici in stile Art Nouveau e del tessuto urbano di stampo medievale che caratterizza questa città posta sul Mar Baltico alla foce del fiume Daugava. Gli oltre 800 anni di storia portano testimonianze che rendono la città importante meta turistica tanto da potersi fregiare del soprannome “Parigi del Nord”. Tra le principali bellezze architettoniche da ammirare il Duomo, il Castello (residenza del Presidente della Repubblica), la Cattedrale di San Giacomo e la Casa delle Teste Nere. Ma sarà il blues europeo che darà un nuovo colore alla città con le 18 band provenienti da altrettanti nazioni. Anche l’Italia, dopo la splendida vittoria dello scorso anno di Veronica & The Red Wine Serenaders, parteciperà con i bravissimi Marco Pandolfi Trio. Noi, ovviamente, saremo là a fare il tifo per...

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Blues, barbieri e rane nel Profondo Sud

Blues, barbieri e rane nel Profondo Sud

By on Feb 21, 2014 in Blog, Musica, USA | 0 comments

“Attenzione: niente telecamere o altri dispositivi di registrazione al di là di questo punto”. Questo diceva un cartello all’interno del Wade’s Barber Shop di Clarksdale nel Mississippi. Wade Walton, il proprietario, era un personaggio stravagante che riusciva a suonare mentre lavorava. Il blues era dentro di lui e non trovava barriere ed ostacoli, sia che avesse in mano la sua chitarra, un’armonica o un rasoio. Scoperto dallo studioso di blues britannico Paul Oliver, al quale dobbiamo immensa riconoscenza per le sue pubblicazioni, “La Grande Storia del Blues” su tutte, Wade Walton ha anche inciso degli album, molto interessante “Shake ‘En On Down” per la Blueville, ma non ha mai avuto una fortuna commerciale e, quindi, ha continuato la sua attività all’interno del suo barber shop dove intratteneva la clientela con i suoi blues. Una dimostrazione la possiamo vedere nell’interessantissimo film di Robert Mugge “Deep Blues” con la troupe che arrivata davanti alla bianca costruzione in legno al 304 di 4th Street si trova ad entrare in una sorta di museo del blues e Wade che affila il suo rasoio su una coramella di cuoio creando un ipnotico ritmo. Walton era un’istituzione, sulla sua poltrona sedevano personaggi come Sonny Boy Williamson II, Howlin’ Wolf o Ike Turner. Addirittura una volta accadde che il celebre scrittore Allen Ginsberg fece un viaggio in Mississippi e come prima meta volle andare a farsi tagliare i capelli da Wade. Tutto questo accadeva a Clarksdale la capitale del cotone, nella Contea di Coahoma, divenuta tale dopo che ferrovia e strade soppiantarono il grande fiume come principale arteria di comunicazione prediligendo l’entroterra a città rivierasche più antiche e famose come Natchez e Vicksburg. La ferrovia dell’Illinois Central e le Highway 61 e 49 si intersecavano a Clarksdale contribuendo a rendere la zona la più ricca di tutto il Delta. Naturalmente anche la musica seguì queste vie di comunicazione. “Ho fatto più soldi a Clarksdale di quanti ne abbia guadagnati” disse W.C. Handy e questo non era assolutamente strano quando la zona prosperò miracolosamente come un paradiso verde. La città era già un importante centro per il blues a metà degli anni ’20 quando Eddie “Son” House imparò a suonare la chitarra da un uomo di nome...

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Come On In Blues Kitchen

Come On In Blues Kitchen

By on Gen 14, 2014 in Blog, Cucina e Ricette, USA | 0 comments

La cucina statunitense è comunemente considerata di basso livello, questo non vale per gli Stadi del Sud dove, invece, il mescolarsi di differenti etnie ha dato vita a una cultura culinaria di un certo spessore. Provate a pensare cosa possa essere successo mescolando influenze nativo-americane, africane, francesi, spagnole, anglo-scoto-irlandesi ed italiane. Un termine potrebbe essere “Soul Food” ma, anche Creola, Cajun, Lowcountry e Floribbean, a seconda degli Stati di provenienza. Generalmente i piatti tipici si possono considerare poveri e si basano sui prodotti locali lavorati a seconda della zona. Chi è appassionato di blues avrà avuto modo di ascoltare, leggere o vedere quanto il cibo sia importante nella cultura popolare, così come il “Moonshine”, il liquore a base di mais fatto in casa, cosa abbastanza comune nelle zone rurali del Mississippi. Nonostante i musicisti lo definiscano “the soul of the blues” e Mississippi John Hurt pare fosse uno dei più abili produttori, rimane comunque un prodotto illegale, quindi meglio evitarlo. Se il whiskey di mais è l’anima del blues il barbeque (BBQ) ne è certamente il cuore. Questo piatto generalmente a base di carne di maiale, spezie e salse, cotto in artigianali, a volte anche stravaganti, forni chiusi a base di torba o hyckory (noce americano), è considerato un must già dai tempi di Charley Patton che, si dice, prediligesse pezzi particolarmente grassi per evitare di ubriacarsi. Questo tipo di cucina fa parte della tradizione e la possiamo trovare ai vari festival oppure lungo le vie delle città, magari fidandosi del proprio olfatto nella scelta. Per i più fortunati è possibile imbattersi in prelibatezze “downhome” come i “Chitlins” a base dei cosiddetti scarti del maiale ma, è risaputo, che del maiale non si butta via nulla. Se non siete amanti della carne non temete, il pesce non manca, anzi è l’altro alimento per eccellenza collegato al blues. Non a caso il Catfish compare spesso nei testi delle canzoni blues venendo usato anche come simbolo per celare potenti immagini sessuali. E’ tradizione per chiunque vada in Mississippi mangiare un delizioso piatto di pesce gatto fritto accompagnato da “hushpuppies” (crocchette di mais), patate fritte o insalata di cavolo crudo. Potrà capitare di incontrare nei menù anche il nome “Buffalo”, non si...

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Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

By on Nov 27, 2013 in Blog, Musica, USA | 1 comment

Ogni cultura ha fortemente radicato, per tradizione, particolari emblemi che possono racchiudere attorno a se stessi storie e mitologie curiose. Molti di questi emblemi sono fortemente collegati con le varie religioni che, nell’arco della storia, si sono mescolate tra di loro. Come accaduto negli Stati del Sud degli USA dove, causa l’importazione di materiale umano, da usare come schiavi nelle piantagioni, dall’Africa e dalle colonie caraibiche le loro religioni originarie, Voodoo in testa, furono poste fuori legge dai proprietari terrieri timorosi delle pratiche e dei culti religiosi esercitati. Ovviamente questo non vuol dire che le tradizioni e le credenze delle origini furono accantonate e dimenticate, si verificò – anzi – che le popolazioni nere adottassero e fecero proprie alcune figure religiose cristiane, riti e libri sacri senza, però, tradire e dimenticare le proprie origini. Ed è su queste origini che nacque la religione nera statunitense che possiamo trovare rappresentata nel blues, mentre nel gospel e negli spitituals prevale l’espressione della religione cristiana, in particolare battista ed evangelica. Ovviamente ogni religione ha una figura da contrapporre al bene, alla verità, al Dio, ovvero un’entità malvagia, distruttrice e menzognera e che può essere spirituale o soprannaturale. Se vogliamo essere precisi, a differenza della religione cristiana, in quella haitiana, da dove proviene il voodoo, il dio Legba – erroneamente paragonato al diavolo – potrebbe essere comparato al dio africano Eshu-Elegba che non aveva affatto poteri negativi ma, al contrario, svolgeva un ruolo di intermediazione tra gli dei e l’uomo, nonché protettore dei viaggiatori e dio delle strade, ed era usanza lasciare agli incroci offerte in suo onore. Ecco, allora, che entra in gioco un simbolo fondamentale per le popolazioni afroamericane: l’incrocio. Meglio conosciuto con il termine crocicchio, o crossroads, non è solamente il punto di incontro tra due strade ma rappresenta la scelta di cambiare drasticamente vita. Nella storia del blues vi è una leggenda che è diventata tra le più famose di tutto il Deep South ed è legata ad uno dei più importanti autori della musica del Delta del Mississippi, indipendentemente dalla veridicità o meno di questa leggenda: Robert Johnson. Si narra che il giovane armonicista avesse una grandissima attrazione per la chitarra, ma con risultati nefasti, come raccontò Son...

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Attraversare l’America con un levriero

Attraversare l’America con un levriero

By on Nov 21, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Chi non ha mai avuto occasione di leggere o vedere in un film l’agile levriero grigio dipinto sulle fiancate delle corriere Greyhound? Chi non ha mai avuto il sogno di fare un viaggio su uno di quei potenti miti della strada americana? Tutto questo rientra nell’immaginario del tipico “Sogno Americano” perché attorno a questa compagnia di trasporti, fondata nel 1914 a Hibbing (Minnesota), ci sono un’infinità di storie, dolci e amare, d’amore e di addii. C’è una parte della storia degli Stati Uniti dell’ultimo secolo. Già negli anni ’30 e ’40 gli azzurri torpedoni erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani che si avventuravano in lunghi viaggi imbarcandosi da quelle favolose opere di Art Déco che erano le stazioni disegnate da famosissimi architetti, simbolo di progresso e avventura. Potevi vedere questi mezzi percorrere le strade sterrate del Deep South e dei deserti dell’Ovest oppure sulle nuovissime autostrade volute dal presidente Eisenhower, veri re della strada. Potevi ascoltare la voce dell’America vera, le sofferenze e le gioie di un popolo intero. Era uno dei mezzi utilizzati dai neri del profondo sud che lasciavano le piantagioni di cotone in cerca di fortuna al Nord, dagli oakies di Steinbeck che fuggivano verso la California dalla Grande Carestia che aveva colpito le terre del Midwest. Ma era, e lo è ancora, anche la storica voglia di vivere il mito in una sorta di conquista, come i vecchi pionieri del West che rivivono nello spirito delle strade americane. In quegli anni Chicago era diventata la “terra promessa”. La fermata alla quale avrebbero voluto scendere tutti i neri del Delta, o almeno qualunque città a nord di Cairo, Kentucky. Era lì che strade e ferrovie oltrepassavano la linea Mason-Dixon, confine tra la schiavitù e la libertà. Sono strade dove il blues è nato, cresciuto maturando per poi emigrare nella Windy City e assumere la più complessa struttura del blues urbano, grazie a Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter e ai tanti “vagabondi” con chitarra e armonica che affrontarono quel lungo viaggio. Strade con strani incroci dove potevi incontrare il diavolo e vendergli l’anima per diventare il migliore, come fece Robert Johnson laggiù a Clarksdale. Strade dove magari potevi salire sul bus e cantare alcune...

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