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Musica

Memphis e i mitici Sun Studio

Memphis e i mitici Sun Studio

By on Nov 4, 2014 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Parlando di musica e di Memphis la nostra mente non può che andare immediatamente all’immagine tonda del logo dei Sun Studio che giganteggia al 706 di Union Avenue. Anche se Elvis non vi avesse mai posto piede sarebbero da considerarsi uno dei punti “sacri” per chiunque decidesse di visitare la città del Tennessee al confine con lo stato del Mississippi e bagnata dall’omonimo maestoso fiume. Persino un’icona della musica moderna come Bob Dylan non ha potuto fare a meno di varcare la soglia di questi studi di registrazione ove, addirittura, ne baciò il pavimento. L’artefice di questo miracolo è Sam Phillips, quando non ancora trentenne fondò la Sun Record nel 1952, dopo le positive esperienze come dj alla stazione radio WREC, e nei quali studi portò a registrare alcune delle più importanti figure della musica nera di quegli anni, ad iniziare da Howlin’ Wolf e passando per artisti del calibro di “Dr” Isaiah Ross, B.B. King, Big Walter Horton, James Cotton, Rufus Thomas, Little Junior Parker e Little Milton. Il brano “Rocket 88”, scritto da Ike Turner ed interpretato da Jackie Brenston coi suoi Delta Cats viene considerato come il primo brano rock ‘n’ roll della storia e il nome della neonata etichetta iniziò a circolare portando un giovanissimo Elvis Presley l’anno seguente (siamo nel 1953) a registrare un’acerba canzone da regalare alla madre per nulla blues o rock ‘n’ roll. Ma, casualmente, Phillips ascoltò quella registrazione ed intuì le potenzialità del giovane ragazzo di Tupelo e lo convocò per una registrazione affiancato dai preparati Scotty Moore e Bill Black. Ne scaturì una infuocata versione di “That’s All Right”, brano di Arthur Crudup, che lanciò la carriera di Presley nel firmamento del rock ‘n’ roll. Alla fine del 1955, causa le dimensioni degli studi e della logistica che non riusciva a supportare l’esplosione di Elvis, Phillips cedette il contratto al colosso RCA ma, allo stesso tempo, inizio a focalizzare il proprio interesse verso il rock ‘n’ roll bianco lanciando alcuni tra i migliori artisti della storia, come Carl Perkins, Johnny Cash, Jerry Lee Lewis, Roy Orbison e Charlie Rich. Nonostante l’enorme successo avuto col rockabilly, Phillips ha tuttavia sempre dichiarato Howlin ‘Wolf come la sua più grande scoperta. Quelli...

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La Lettonia capitale del Blues europeo, un’idea di viaggio.

La Lettonia capitale del Blues europeo, un’idea di viaggio.

By on Mar 15, 2014 in Europa, Musica | 0 comments

Sarà Riga, capitale della Lettonia, ad ospitare il 4° European Blues Challenge, i prossimi 11 e 12 aprile 2014. Dopo le tappe di Berlino (due) e Tolosa ecco che la carovana del blues europeo farà tappa nel grande nord alla Sapņu Fabrika, moderno Centro Culturale in stile post-industriale a ridosso del centro della bellissima città lettone. Dal 1997 Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, grazie ai sui 800 e più edifici in stile Art Nouveau e del tessuto urbano di stampo medievale che caratterizza questa città posta sul Mar Baltico alla foce del fiume Daugava. Gli oltre 800 anni di storia portano testimonianze che rendono la città importante meta turistica tanto da potersi fregiare del soprannome “Parigi del Nord”. Tra le principali bellezze architettoniche da ammirare il Duomo, il Castello (residenza del Presidente della Repubblica), la Cattedrale di San Giacomo e la Casa delle Teste Nere. Ma sarà il blues europeo che darà un nuovo colore alla città con le 18 band provenienti da altrettanti nazioni. Anche l’Italia, dopo la splendida vittoria dello scorso anno di Veronica & The Red Wine Serenaders, parteciperà con i bravissimi Marco Pandolfi Trio. Noi, ovviamente, saremo là a fare il tifo per...

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Blues, barbieri e rane nel Profondo Sud

Blues, barbieri e rane nel Profondo Sud

By on Feb 21, 2014 in Blog, Musica, USA | 0 comments

“Attenzione: niente telecamere o altri dispositivi di registrazione al di là di questo punto”. Questo diceva un cartello all’interno del Wade’s Barber Shop di Clarksdale nel Mississippi. Wade Walton, il proprietario, era un personaggio stravagante che riusciva a suonare mentre lavorava. Il blues era dentro di lui e non trovava barriere ed ostacoli, sia che avesse in mano la sua chitarra, un’armonica o un rasoio. Scoperto dallo studioso di blues britannico Paul Oliver, al quale dobbiamo immensa riconoscenza per le sue pubblicazioni, “La Grande Storia del Blues” su tutte, Wade Walton ha anche inciso degli album, molto interessante “Shake ‘En On Down” per la Blueville, ma non ha mai avuto una fortuna commerciale e, quindi, ha continuato la sua attività all’interno del suo barber shop dove intratteneva la clientela con i suoi blues. Una dimostrazione la possiamo vedere nell’interessantissimo film di Robert Mugge “Deep Blues” con la troupe che arrivata davanti alla bianca costruzione in legno al 304 di 4th Street si trova ad entrare in una sorta di museo del blues e Wade che affila il suo rasoio su una coramella di cuoio creando un ipnotico ritmo. Walton era un’istituzione, sulla sua poltrona sedevano personaggi come Sonny Boy Williamson II, Howlin’ Wolf o Ike Turner. Addirittura una volta accadde che il celebre scrittore Allen Ginsberg fece un viaggio in Mississippi e come prima meta volle andare a farsi tagliare i capelli da Wade. Tutto questo accadeva a Clarksdale la capitale del cotone, nella Contea di Coahoma, divenuta tale dopo che ferrovia e strade soppiantarono il grande fiume come principale arteria di comunicazione prediligendo l’entroterra a città rivierasche più antiche e famose come Natchez e Vicksburg. La ferrovia dell’Illinois Central e le Highway 61 e 49 si intersecavano a Clarksdale contribuendo a rendere la zona la più ricca di tutto il Delta. Naturalmente anche la musica seguì queste vie di comunicazione. “Ho fatto più soldi a Clarksdale di quanti ne abbia guadagnati” disse W.C. Handy e questo non era assolutamente strano quando la zona prosperò miracolosamente come un paradiso verde. La città era già un importante centro per il blues a metà degli anni ’20 quando Eddie “Son” House imparò a suonare la chitarra da un uomo di nome...

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Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

By on Nov 27, 2013 in Blog, Musica, USA | 1 comment

Ogni cultura ha fortemente radicato, per tradizione, particolari emblemi che possono racchiudere attorno a se stessi storie e mitologie curiose. Molti di questi emblemi sono fortemente collegati con le varie religioni che, nell’arco della storia, si sono mescolate tra di loro. Come accaduto negli Stati del Sud degli USA dove, causa l’importazione di materiale umano, da usare come schiavi nelle piantagioni, dall’Africa e dalle colonie caraibiche le loro religioni originarie, Voodoo in testa, furono poste fuori legge dai proprietari terrieri timorosi delle pratiche e dei culti religiosi esercitati. Ovviamente questo non vuol dire che le tradizioni e le credenze delle origini furono accantonate e dimenticate, si verificò – anzi – che le popolazioni nere adottassero e fecero proprie alcune figure religiose cristiane, riti e libri sacri senza, però, tradire e dimenticare le proprie origini. Ed è su queste origini che nacque la religione nera statunitense che possiamo trovare rappresentata nel blues, mentre nel gospel e negli spitituals prevale l’espressione della religione cristiana, in particolare battista ed evangelica. Ovviamente ogni religione ha una figura da contrapporre al bene, alla verità, al Dio, ovvero un’entità malvagia, distruttrice e menzognera e che può essere spirituale o soprannaturale. Se vogliamo essere precisi, a differenza della religione cristiana, in quella haitiana, da dove proviene il voodoo, il dio Legba – erroneamente paragonato al diavolo – potrebbe essere comparato al dio africano Eshu-Elegba che non aveva affatto poteri negativi ma, al contrario, svolgeva un ruolo di intermediazione tra gli dei e l’uomo, nonché protettore dei viaggiatori e dio delle strade, ed era usanza lasciare agli incroci offerte in suo onore. Ecco, allora, che entra in gioco un simbolo fondamentale per le popolazioni afroamericane: l’incrocio. Meglio conosciuto con il termine crocicchio, o crossroads, non è solamente il punto di incontro tra due strade ma rappresenta la scelta di cambiare drasticamente vita. Nella storia del blues vi è una leggenda che è diventata tra le più famose di tutto il Deep South ed è legata ad uno dei più importanti autori della musica del Delta del Mississippi, indipendentemente dalla veridicità o meno di questa leggenda: Robert Johnson. Si narra che il giovane armonicista avesse una grandissima attrazione per la chitarra, ma con risultati nefasti, come raccontò Son...

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Chicago: vento e Blues lungo il Lago Michigan

Chicago: vento e Blues lungo il Lago Michigan

By on Ott 3, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Uomini e donne hanno cantato per secoli dei problemi che li hanno afflitti. Fu subito dopo la proclamazione dell’emancipazione, 1893 quando il popolo nero fu liberato dalla schiavitù senza adeguato inserimento sociale (educazione, denaro o luoghi dove vivere), che la maggior parte dei neri non ebbe altra scelta che quella di diventare lavoratori “migratori”, sottoposti, cioè, a continui spostamenti. Chicago fu una delle mete principali e questo divenne periodo di grande trasformazione per la “Windy City”, sempre più metropoli. Tra le tantissime persone giunte dal “Deep South” molti erano dei musicisti, così com’era abitudine nel Delta del Mississippi. Questi uomini cantavano ciò che li affliggeva, i loro problemi. La loro musica ne denunciava le condizioni sociali, i problemi personali, molti dovuti dai continui spostamenti ai quali erano sottoposti che, spesso, li costringeva a forzate e dolorose separazioni dalle proprie famiglie. Il cantare agli angoli delle strade, nei bar, alle varie feste, alle stazioni ferroviarie era l’unico sistema per raccogliere qualche sparuto dollaro per la sopravvivenza e questo divenne, per loro, uno stile di vita. Questa espressione individuale, meglio conosciuta a tutt’oggi come Blues, mutò la sua forma originale di matrice “folk” o “classic Style” attraverso il Rhythm & Blues e l’Urban Blues continuando ad evolversi. Molti dei grandi bluesmen arrivati a Chicago, stimolati dalla grande richiesta di manodopera nelle ferrovie, nelle acciaierie o nei famigerati “stockyards”, i macelli della zona sudoccidentale della città, hanno trovato la fama nei vari locali sorti nella Chicago nera che, con la sua vita notturna e musicale, si è affollata attorno a South State Street per, poi, espandersi nel più povero West Side, lungo la Madison Avenue, teatro nei tardi anni Sessanta di devastanti tumulti razziali e dilatando a dismisura i confini della città. La musica, che fino ad allora era esclusivamente acustica, trovò, in questa proiezione urbana, un dominante interplay tra chitarre crudelmente amplificate e armoniche della musica del Delta, trovando in Muddy Waters un nuovo santone, subito divenuto la principale attrazione della Chess Records, etichetta fondamentale per l’affermazione e la diffusione di Blues, Rock ‘n’ Roll e Rhythm & Blues nei ’50 e ’60. Attorno a Waters (vero nome McKinley Morganfield), giunto dalla piantagione di Stowall, nei pressi di Clarksdale in Mississippi,...

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Memphis in the Meantime

Memphis in the Meantime

By on Giu 22, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Meta di arrivo e partenza di moltissimi dei viaggi di Travel For Fans, il progetto creato dall’Associazione Rootsway e dalla rivista Il Blues – in collaborazione con qualificati Tour Operator – per visitare l’America in un modo alternativo è Memphis, una delle città più “musicali” di tutti gli States. Memphis nasce da un intreccio fatto di schiavi, cotone e blues che ne hanno scritto la storia. All’apparenza sonnacchiosa e adagiata sul grande fiume Mississippi, la città appare immensa (nonostante i nemmeno 700.000 abitanti) guidando lungo le grandi Avenue che conducono – o meglio convergono – su Downtown. Fondata nel 1819, strappata agli indiani Chickasaw che lì vivevano da sempre, è posizionata all’interno della Contea di Shelby, della quale è capoluogo, nello stato del Tennessee ai confini con Arkansas e Mississippi. Grazie alla posizione di assoluto privilegio, lungo la sponda del Mississippi, divenne da subito un punto nevralgico del commercio fluviale, soprattutto del cotone, in continua espansione nella zona del Mississippi Delta. La città, però, collassò e finì in completa bancarotta intorno al 1878 a causa di un’epidemia di febbre gialla che provocò 5.000 vittime (la maggior parte tra la popolazione bianca) e il conseguente abbandono della città di un’alta percentuale di abitanti. Risorse grazie ad un ex schiavo di nome Robert Church e Beale Street, strada di mercanti, divenne il fulcro delle attività sociali e civiche di tutta la contea e, anche, centro ricreativo e culturale. Venne fatta erigere la Grand Opera House che, successivamente, mutuò il nome in Orpheum Theatre. Ed ecco, allora, il Blues che si fece largo prepotentemente diventando “colonna sonora” di Memphis. Nell’ottobre del 1949 il dj della WREC, e imprenditore in erba, Sam Phillips affittò una vecchia bottega, allora negozio di radiatori abbandonato, e lo riempì con le più moderne attrezzature di registrazione. Nacque, così, il Memphis Recording Service e ben presto Phillips si trovò ad intrattenere una frotta di musicisti locali di gospel e blues. Alcuni di loro divennero presto famosi: Joe Hill Louis, Bobby Bland, Little Milton, Roscoe Gordon, un giovanissimo B.B. King e un goffo e gigantesco nero di nome Chester Burnett, conosciuto a livello locale come Howlin’ Wolf. Nel ’52 Phillips abbandonò il Memphis Recording Service e fondò il Sun Studio...

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