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Memphis in the Meantime

Memphis in the Meantime

By on Giu 22, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Travel-For-Fans_Memphis_Mississippi-Queen-RiverboatsMeta di arrivo e partenza di moltissimi dei viaggi di Travel For Fans, il progetto creato dall’Associazione Rootsway e dalla rivista Il Blues – in collaborazione con qualificati Tour Operator – per visitare l’America in un modo alternativo è Memphis, una delle città più “musicali” di tutti gli States.

Memphis nasce da un intreccio fatto di schiavi, cotone e blues che ne hanno scritto la storia. All’apparenza sonnacchiosa e adagiata sul grande fiume Mississippi, la città appare immensa (nonostante i nemmeno 700.000 abitanti) guidando lungo le grandi Avenue che conducono – o meglio convergono – su Downtown. Fondata nel 1819, strappata agli indiani Chickasaw che lì vivevano da sempre, è posizionata all’interno della Contea di Shelby, della quale è capoluogo, nello stato del Tennessee ai confini con Arkansas e Mississippi. Grazie alla posizione di assoluto privilegio, lungo la sponda del Mississippi, divenne da subito un punto nevralgico del commercio fluviale, soprattutto del cotone, in continua espansione nella zona del Mississippi Delta. La città, però, collassò e finì in completa bancarotta intorno al 1878 a causa di un’epidemia di febbre gialla che provocò 5.000 vittime (la maggior parte tra la popolazione bianca) e il conseguente abbandono della città di un’alta percentuale di abitanti. Risorse grazie ad un ex schiavo di nome Robert Church e Beale Street, strada di mercanti, divenne il fulcro delle attività sociali e civiche di tutta la contea e, anche, centro ricreativo e culturale. Venne fatta erigere la Grand Opera House che, successivamente, mutuò il nome in Orpheum Theatre. Ed ecco, allora, il Blues che si fece largo prepotentemente diventando “colonna sonora” di Memphis. Nell’ottobre del 1949 il dj della WREC, e imprenditore in erba,

Photo by Giovanni Grilli & VIlma Ricci - www.americanland.it

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Sam Phillips affittò una vecchia bottega, allora negozio di radiatori abbandonato, e lo riempì con le più moderne attrezzature di registrazione. Nacque, così, il Memphis Recording Service e ben presto Phillips si trovò ad intrattenere una frotta di musicisti locali di gospel e blues. Alcuni di loro divennero presto famosi: Joe Hill Louis, Bobby Bland, Little Milton, Roscoe Gordon, un giovanissimo B.B. King e un goffo e gigantesco nero di nome Chester Burnett, conosciuto a livello locale come Howlin’ Wolf. Nel ’52 Phillips abbandonò il Memphis Recording Service e fondò il Sun Studio e la Sun Records col caratteristico logo giallo e marrone che divenne, ben presto, marchio di garanzia e di qualità. In quei tempi le divisioni razziali erano ancora acute e il blues (e successivamente anche il rock ‘n’ roll) permetteva agli afroamericani di dare voce popolare alle loro sofferenze. Nel 1953 il caso decretò una svolta epocale per la musica moderna. Infatti fece ingresso negli Studios un giovane e aitante ragazzone bianco proveniente da Tupelo (Mississippi) per registrare un acetato con gli auguri cantati alla madre. La segretaria di Phillips notò le qualità canore del giovane e fece una copia della registrazione che diede al principale il quale, dopo un anno, pubblicò un singolo con una cover di That’s All Right (Mama) a nome di Elvis Presley. Per la prima volta un bianco stava adattando con successo l’esperienza culturale nera creando i germogli per il Rock ‘n’ Roll. Ad Elvis seguirono tanti altri grandi della musica: Carl Perkins, Jerry lee Lewis, Johnny Cash e Roy Orbison su tutti. Ancora oggi la Sun Records è meta per tantissimi turisti. Era nato il mito di Memphis che ancora oggi, grazie a Elvis e alla sua dorata dimora/museo Graceland, è meta per turisti provenienti da ogni parte del mondo. Graceland è una casa circondata da 5,5 ettari di terreno acquistata da Presley nel ’57 nella quale visse fino alla sua morte, avvenuta nel 1977 e dove è sepolto accanto alla piscina e ai suoi parenti più stretti. In quegli anni tumultuosi Memphis diventava sempre più città del sogno dei neri, mezzo secolo prima di averne portato uno alla Casa Bianca, ma anche la città dove Marthin Luther King pronunciò il suo ultimo discorso prima di essere assassinato al Lorraine Motel: oggi trasformato in quel capolavoro di lezione civica e democratica che è il Museo dei Diritti Civili. Nonostante Graceland Beale Street, compresa tra la 2nd St e la 4th St, rimane la via più turistica della città, caratterizzata da un susseguirsi di locali, ristoranti, negozi di souvenir ed insegne al neon. Ovviamente sono l’atmosfera e i tanti live concert che catturano maggiormente il turista e tra tutti emergono locali “gustosi” come il

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Blues City Cafè con le sue lampeggianti insegne che recitano slogan tipo “I migliori piatti di Beale” e “Metti un po’ di Sud in bocca”. Inaugurato nel 1991, vanta una clientela impressionante, dal compianto Ike Turner ad Al Green, da Bobby Rush a Jay Sieleman della The Blues Foundation (che ha sede proprio nella città e che organizza ogni anno gli International Blues Awards). Taglieri giganti di costolette, cotte per ore e affumicate al legno di noce, sono il piatto BBQ più gettonato, così come lo cucinava il fondatore e chef Bonnie Mack. Sempre nella via assolutamente da visitare Schwab’s, il più vecchio “store” della città, dove si possono trovare un insieme di olii per le pratiche vodoo, candele per cerimonie, tazze ricordo, vestiti a buon mercato e strane scatolette di “carni varie”. Non lontano da Beale Street troviamo, oltre allo stadio del baseball, il FedEx Forum, l’enorme Gibson Beale Street Showcase, che offre interessanti visite guidate alla fabbrica delle celebri chitarre, il Center of Southern Folklore, l’organizzazione non-profit che salvaguarda la cultura, i cibi, la musica, le arti, le tradizioni e le storie del sud degli USA e il Museo della Stax Records

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, l’altra famosissima etichetta sorta a Memphis e tra le più importanti per la musica Soul e R’n’B con artisti del calibro di Booker T. & MG’s, Sam and Dave, Otis Redding e Wilson Pickett. Tra gli hotel a disposizione il più stravagante è senz’altro il Peabody Hotel con le sue anatre che, dal 1930 vivono nella soffitta e – ogni giorno – alle 11,00 e alle 17,00 attraversano la hall sul tappeto rosso per prendere l’ascensore e raggiungere la fontana al centro dell’hotel o la loro “dimora” nell’attico.

Memphis è anche una città di cultura, con eventi che l’hanno resa famosa in tutto il mondo come ilMemphis in May che, in un mese, racchiude 4 manifestazioni: laBeale Street Music Festival, l’International Week, ilSunset Symphony e il World Championship Barbecue Cooking Contest. Anche il mondo del cinema è ben rappresentato con numerosi festival cinematografici, tipo l’Indie Memphis Film Festival, l’Outflix International Festival, e il Memphis International Film and Music Festival.

Insomma una città da vivere e da visitare assolutamente e punto di partenza per raggiungere le terre del Delta del Mississippi, dove è nata la musica moderna.Travel For Fans_Memphis Downtown

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