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Posts Tagged "America"

Attraversare l’America con un levriero

Attraversare l’America con un levriero

By on Nov 21, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Chi non ha mai avuto occasione di leggere o vedere in un film l’agile levriero grigio dipinto sulle fiancate delle corriere Greyhound? Chi non ha mai avuto il sogno di fare un viaggio su uno di quei potenti miti della strada americana? Tutto questo rientra nell’immaginario del tipico “Sogno Americano” perché attorno a questa compagnia di trasporti, fondata nel 1914 a Hibbing (Minnesota), ci sono un’infinità di storie, dolci e amare, d’amore e di addii. C’è una parte della storia degli Stati Uniti dell’ultimo secolo. Già negli anni ’30 e ’40 gli azzurri torpedoni erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani che si avventuravano in lunghi viaggi imbarcandosi da quelle favolose opere di Art Déco che erano le stazioni disegnate da famosissimi architetti, simbolo di progresso e avventura. Potevi vedere questi mezzi percorrere le strade sterrate del Deep South e dei deserti dell’Ovest oppure sulle nuovissime autostrade volute dal presidente Eisenhower, veri re della strada. Potevi ascoltare la voce dell’America vera, le sofferenze e le gioie di un popolo intero. Era uno dei mezzi utilizzati dai neri del profondo sud che lasciavano le piantagioni di cotone in cerca di fortuna al Nord, dagli oakies di Steinbeck che fuggivano verso la California dalla Grande Carestia che aveva colpito le terre del Midwest. Ma era, e lo è ancora, anche la storica voglia di vivere il mito in una sorta di conquista, come i vecchi pionieri del West che rivivono nello spirito delle strade americane. In quegli anni Chicago era diventata la “terra promessa”. La fermata alla quale avrebbero voluto scendere tutti i neri del Delta, o almeno qualunque città a nord di Cairo, Kentucky. Era lì che strade e ferrovie oltrepassavano la linea Mason-Dixon, confine tra la schiavitù e la libertà. Sono strade dove il blues è nato, cresciuto maturando per poi emigrare nella Windy City e assumere la più complessa struttura del blues urbano, grazie a Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter e ai tanti “vagabondi” con chitarra e armonica che affrontarono quel lungo viaggio. Strade con strani incroci dove potevi incontrare il diavolo e vendergli l’anima per diventare il migliore, come fece Robert Johnson laggiù a Clarksdale. Strade dove magari potevi salire sul bus e cantare alcune...

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Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

By on Ago 3, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Se dici Harley pensi subito all’America, libera e selvaggia dove godersi il sogno di un viaggio che ha radici ben salde in ognuno di noi. Non tutti possono vantare di possedere una due ruote uscita dalla casa di Milwaukee, ma chiunque può avere un sogno. Del resto l’Harley-Davidson da 110 anni a questa parte di strada ne ha fatta parecchia, e non solo nel senso figurato, e sogni né ha regalati altrettanti. Nata nel 1902, grazie a due giovani ventenni – William Harley e Arthur Davidson – che costruirono un prototipo di bicicletta motorizzata nel garage dove abitava Davidson, la ditta crebbe gradualmente fino a diventare il colosso attuale, con succursali in ogni parte del mondo e perfettamente entrata a far parte dell’immaginario di tantissimi appassionati delle due ruote motorizzate. Provate a pensare quanti libri, film e canzoni la vedono protagonista, dove ci ha regalato quel brivido e quella sensazione di libertà che, abbinata all’America, è ancora immutato. L’America e perfetta per usare una motocicletta come l’Harley, specialmente se customizzata e personalizzata. Provate a pensare di guidare il chopper che Captain America utilizzava in Easy Rider – una Hydra Glide completamente modificata da Ben Hardy – lungo i ponti che attraversano il Mississippi oppure lungo la Highway 61 nel “Deep South” degli USA. Proprio per questo Travel For Fans, il progetto A-Z Blues creato dall’Associazione culturale Rootsway di Parma e la rivista di cultura musicale Il Blues, regalano agli appassionati la possibilità di visitare gli Stati Uniti, e in particolare le Terre del Blues, anche a cavallo di una rombante Harley-Davidson da ritirarsi direttamente all’arrivo in terra statunitense. Tutto questo grazie alla collaborazione con qualificati Tour Operator che hanno concentrato la propria attività su quella che era la passione principale: l’attività On the Road, proponendo e organizzando viaggi per bykers in Europa, Usa e Canada che, con la perfetta conoscenza della destinazione e il mix di professionalità e simpatia, offrirono al mercato biker ogni tipo di viaggio. Quindi se avete letto e siete amanti di Jack Kerouac, se siete rimasti affascinati da film come “Easy Rider” o “Dietro la Maschera”, se nelle vostre vene scorre musica Southern o Blues e se vi piace il Moonshine dovete assolutamente provare un viaggio Travel For...

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Memphis in the Meantime

Memphis in the Meantime

By on Giu 22, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Meta di arrivo e partenza di moltissimi dei viaggi di Travel For Fans, il progetto creato dall’Associazione Rootsway e dalla rivista Il Blues – in collaborazione con qualificati Tour Operator – per visitare l’America in un modo alternativo è Memphis, una delle città più “musicali” di tutti gli States. Memphis nasce da un intreccio fatto di schiavi, cotone e blues che ne hanno scritto la storia. All’apparenza sonnacchiosa e adagiata sul grande fiume Mississippi, la città appare immensa (nonostante i nemmeno 700.000 abitanti) guidando lungo le grandi Avenue che conducono – o meglio convergono – su Downtown. Fondata nel 1819, strappata agli indiani Chickasaw che lì vivevano da sempre, è posizionata all’interno della Contea di Shelby, della quale è capoluogo, nello stato del Tennessee ai confini con Arkansas e Mississippi. Grazie alla posizione di assoluto privilegio, lungo la sponda del Mississippi, divenne da subito un punto nevralgico del commercio fluviale, soprattutto del cotone, in continua espansione nella zona del Mississippi Delta. La città, però, collassò e finì in completa bancarotta intorno al 1878 a causa di un’epidemia di febbre gialla che provocò 5.000 vittime (la maggior parte tra la popolazione bianca) e il conseguente abbandono della città di un’alta percentuale di abitanti. Risorse grazie ad un ex schiavo di nome Robert Church e Beale Street, strada di mercanti, divenne il fulcro delle attività sociali e civiche di tutta la contea e, anche, centro ricreativo e culturale. Venne fatta erigere la Grand Opera House che, successivamente, mutuò il nome in Orpheum Theatre. Ed ecco, allora, il Blues che si fece largo prepotentemente diventando “colonna sonora” di Memphis. Nell’ottobre del 1949 il dj della WREC, e imprenditore in erba, Sam Phillips affittò una vecchia bottega, allora negozio di radiatori abbandonato, e lo riempì con le più moderne attrezzature di registrazione. Nacque, così, il Memphis Recording Service e ben presto Phillips si trovò ad intrattenere una frotta di musicisti locali di gospel e blues. Alcuni di loro divennero presto famosi: Joe Hill Louis, Bobby Bland, Little Milton, Roscoe Gordon, un giovanissimo B.B. King e un goffo e gigantesco nero di nome Chester Burnett, conosciuto a livello locale come Howlin’ Wolf. Nel ’52 Phillips abbandonò il Memphis Recording Service e fondò il Sun Studio...

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Walking into Clarksdale

Walking into Clarksdale

By on Giu 15, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Non è dato sapere dove il Blues sia effettivamente nato nel Mississippi, anche a causa della scarsità di notizie sulle vite dei primi esecutori. Certo è che un grandissimo numero di artisti proviene dai dintorni di una piccola cittadina che conta, oggi, 20.000 abitanti e  risponde al nome di Clarksdale. W.C. Handy, Charley Patton, John Lee Hooker, Muddy Waters, Son House, Ike Turner e Sam Cooke ma, anche, il drammaturgo Tenneessee Williams vengono dall’area circostante a questa città, posizionata nell’estremità nord occidentale dello stato del Mississippi, nella contea di Coahoma, in territorio appartenuto alle tribù Choctaw e Chickasaw. Strategicamente posizionata nell’intersezione tra le Highway 61 e 49, in quel magico incrocio dove la leggenda del Delta narra di quando Robert Johnson incontrò il diavolo e gli vendette l’anima in cambio del virtuosismo chitarristico, e astutamente consacrato con un monumento al “Crossroads” composto da tre gigantesche chitarre blu, poste su un palo, Clarksdale rientra di diritto in quasi tutte le proposte viaggi di Travel For Fans, il progetto nato da un idea del Rootsway Festival di Parma e della trentennale rivista di cultura musicale Il Blues in collaborazione col tour operator Altrimenti Viaggi di Verona. In pieno Delta, dove le terre fangose, dure da lavorare ma altamente generose – ricche di colossali piantagioni di cotone, dove molti dei più importanti musicisti d’America sono stati allevati e poi fortunatamente liberati – Clarksdale offre al turista un’atmosfera d’altri tempi. Città sonnacchiosa nel tipico stile del “Deep South” che si trasforma la sera grazie ai vari Juke Joint, il Red’s ed il Ground Zero su tutti, che offrono musica blues locale. Grande merito di questa rinascita musicale va attribuito a Roger Stolle che con la sua Cat Head, museo-negozio di cultura blues, ha portato in città un mix di nuova linfa e organizzazione. Entrare nel negozio di Roger è un’esperienza anche per chi non è propriamente appassionato di blues. Ci si ritrova a contatto, oltre che ad una serie infinita di materiale sonoro e libri, soprattutto con l’arte rurale, con la vita nel Mississippi e nelle sue piantagioni come la Stowall Plantation e la Hopson Plantation, entrambe visitabili. In quest’ultima è, addirittura, possibile trascorrere la notte, affittando una delle baracche appartenute in passato agli...

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