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Posts Tagged "Deep South"

Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

Incroci, diavoli e fantasmi del Mississippi

By on Nov 27, 2013 in Blog, Musica, USA | 1 comment

Ogni cultura ha fortemente radicato, per tradizione, particolari emblemi che possono racchiudere attorno a se stessi storie e mitologie curiose. Molti di questi emblemi sono fortemente collegati con le varie religioni che, nell’arco della storia, si sono mescolate tra di loro. Come accaduto negli Stati del Sud degli USA dove, causa l’importazione di materiale umano, da usare come schiavi nelle piantagioni, dall’Africa e dalle colonie caraibiche le loro religioni originarie, Voodoo in testa, furono poste fuori legge dai proprietari terrieri timorosi delle pratiche e dei culti religiosi esercitati. Ovviamente questo non vuol dire che le tradizioni e le credenze delle origini furono accantonate e dimenticate, si verificò – anzi – che le popolazioni nere adottassero e fecero proprie alcune figure religiose cristiane, riti e libri sacri senza, però, tradire e dimenticare le proprie origini. Ed è su queste origini che nacque la religione nera statunitense che possiamo trovare rappresentata nel blues, mentre nel gospel e negli spitituals prevale l’espressione della religione cristiana, in particolare battista ed evangelica. Ovviamente ogni religione ha una figura da contrapporre al bene, alla verità, al Dio, ovvero un’entità malvagia, distruttrice e menzognera e che può essere spirituale o soprannaturale. Se vogliamo essere precisi, a differenza della religione cristiana, in quella haitiana, da dove proviene il voodoo, il dio Legba – erroneamente paragonato al diavolo – potrebbe essere comparato al dio africano Eshu-Elegba che non aveva affatto poteri negativi ma, al contrario, svolgeva un ruolo di intermediazione tra gli dei e l’uomo, nonché protettore dei viaggiatori e dio delle strade, ed era usanza lasciare agli incroci offerte in suo onore. Ecco, allora, che entra in gioco un simbolo fondamentale per le popolazioni afroamericane: l’incrocio. Meglio conosciuto con il termine crocicchio, o crossroads, non è solamente il punto di incontro tra due strade ma rappresenta la scelta di cambiare drasticamente vita. Nella storia del blues vi è una leggenda che è diventata tra le più famose di tutto il Deep South ed è legata ad uno dei più importanti autori della musica del Delta del Mississippi, indipendentemente dalla veridicità o meno di questa leggenda: Robert Johnson. Si narra che il giovane armonicista avesse una grandissima attrazione per la chitarra, ma con risultati nefasti, come raccontò Son...

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Attraversare l’America con un levriero

Attraversare l’America con un levriero

By on Nov 21, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Chi non ha mai avuto occasione di leggere o vedere in un film l’agile levriero grigio dipinto sulle fiancate delle corriere Greyhound? Chi non ha mai avuto il sogno di fare un viaggio su uno di quei potenti miti della strada americana? Tutto questo rientra nell’immaginario del tipico “Sogno Americano” perché attorno a questa compagnia di trasporti, fondata nel 1914 a Hibbing (Minnesota), ci sono un’infinità di storie, dolci e amare, d’amore e di addii. C’è una parte della storia degli Stati Uniti dell’ultimo secolo. Già negli anni ’30 e ’40 gli azzurri torpedoni erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani che si avventuravano in lunghi viaggi imbarcandosi da quelle favolose opere di Art Déco che erano le stazioni disegnate da famosissimi architetti, simbolo di progresso e avventura. Potevi vedere questi mezzi percorrere le strade sterrate del Deep South e dei deserti dell’Ovest oppure sulle nuovissime autostrade volute dal presidente Eisenhower, veri re della strada. Potevi ascoltare la voce dell’America vera, le sofferenze e le gioie di un popolo intero. Era uno dei mezzi utilizzati dai neri del profondo sud che lasciavano le piantagioni di cotone in cerca di fortuna al Nord, dagli oakies di Steinbeck che fuggivano verso la California dalla Grande Carestia che aveva colpito le terre del Midwest. Ma era, e lo è ancora, anche la storica voglia di vivere il mito in una sorta di conquista, come i vecchi pionieri del West che rivivono nello spirito delle strade americane. In quegli anni Chicago era diventata la “terra promessa”. La fermata alla quale avrebbero voluto scendere tutti i neri del Delta, o almeno qualunque città a nord di Cairo, Kentucky. Era lì che strade e ferrovie oltrepassavano la linea Mason-Dixon, confine tra la schiavitù e la libertà. Sono strade dove il blues è nato, cresciuto maturando per poi emigrare nella Windy City e assumere la più complessa struttura del blues urbano, grazie a Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter e ai tanti “vagabondi” con chitarra e armonica che affrontarono quel lungo viaggio. Strade con strani incroci dove potevi incontrare il diavolo e vendergli l’anima per diventare il migliore, come fece Robert Johnson laggiù a Clarksdale. Strade dove magari potevi salire sul bus e cantare alcune...

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Il mito delle Highway americane

Il mito delle Highway americane

By on Ott 30, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Da sempre un fascino tutto particolare avvolge e ricopre di storie alcune strade americane, divenute simboli ancor più che grigi nastri d’asfalto percorse da automezzi di qualsiasi genere. La Route 66 è forse la più famosa, con le sue 2.400 miglia, attraverso otto Stati e tre fusi orari che unisce Chicago nell’Illinois con Santa Monica in California, passando per Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona. Una strada cantata, raccontata e filmata; divenuta emblema di uno stile di vita “coast to coast” tanto caro agli americani, e non solo. In poche parole: un mito americano. La strada rappresenta per gli americani l’esigenza di muoversi, fare conoscenze ed esperienze, a volte anche sovversive, in quell’immensità del territorio nordamericano tracciando precisi stili di vita. Basti pensare alla beat generation che dall’On The Road di Jack Kerouac ha tratto linfa per far nascere il movimento giovanile degli anni Sessanta. Strada vuole dire cultura, architettura, arte, musica, natura ma, e soprattutto, unione. Basterebbe aver letto Strade Blu di William Least Heat Moon per capire cosa si cela dietro ad una comune strada se sei negli USA. Un viaggio che ti porta da una metropoli all’altra passando per piccoli villaggi, motel, empori, pompe di benzina con l’immancabile distributore della Coca Cola e le fantastiche multicolori insegne che propagandano di tutto. Nel Profondo Sud, dove si concentrano – tra l’altro – la maggior parte dei progetti di viaggi di Travel For Fans le strade sono fortemente legate al blues e alle migrazioni delle popolazioni nere verso quel Nord ben più ricco di prospettive lavorative e di vita. Memphis è la città del Tennessee dove arrivano, si incrociano e si dipanano, le principali arterie stradali. La più conosciuta è la Highway 61 che entra nello Stato del Mississippi attraverso il bassopiano alluvionale del Delta, e per quasi 320 chilometri penetra in una regione in cui il tempo pare essersi fermato abbracciato dal corso dei fiumi Yazoo e Mississippi. In queste terre, tra le più fertili di tutti gli Stati Uniti, nutrite per secoli dai periodici straripamenti dei due fiumi e dall’inesauribile lavoro dei Neri – prima schiavi e poi braccianti – è nato, nelle baracche dei contadini, lungo i campi di cotone, di soia e...

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Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

By on Ago 3, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Se dici Harley pensi subito all’America, libera e selvaggia dove godersi il sogno di un viaggio che ha radici ben salde in ognuno di noi. Non tutti possono vantare di possedere una due ruote uscita dalla casa di Milwaukee, ma chiunque può avere un sogno. Del resto l’Harley-Davidson da 110 anni a questa parte di strada ne ha fatta parecchia, e non solo nel senso figurato, e sogni né ha regalati altrettanti. Nata nel 1902, grazie a due giovani ventenni – William Harley e Arthur Davidson – che costruirono un prototipo di bicicletta motorizzata nel garage dove abitava Davidson, la ditta crebbe gradualmente fino a diventare il colosso attuale, con succursali in ogni parte del mondo e perfettamente entrata a far parte dell’immaginario di tantissimi appassionati delle due ruote motorizzate. Provate a pensare quanti libri, film e canzoni la vedono protagonista, dove ci ha regalato quel brivido e quella sensazione di libertà che, abbinata all’America, è ancora immutato. L’America e perfetta per usare una motocicletta come l’Harley, specialmente se customizzata e personalizzata. Provate a pensare di guidare il chopper che Captain America utilizzava in Easy Rider – una Hydra Glide completamente modificata da Ben Hardy – lungo i ponti che attraversano il Mississippi oppure lungo la Highway 61 nel “Deep South” degli USA. Proprio per questo Travel For Fans, il progetto A-Z Blues creato dall’Associazione culturale Rootsway di Parma e la rivista di cultura musicale Il Blues, regalano agli appassionati la possibilità di visitare gli Stati Uniti, e in particolare le Terre del Blues, anche a cavallo di una rombante Harley-Davidson da ritirarsi direttamente all’arrivo in terra statunitense. Tutto questo grazie alla collaborazione con qualificati Tour Operator che hanno concentrato la propria attività su quella che era la passione principale: l’attività On the Road, proponendo e organizzando viaggi per bykers in Europa, Usa e Canada che, con la perfetta conoscenza della destinazione e il mix di professionalità e simpatia, offrirono al mercato biker ogni tipo di viaggio. Quindi se avete letto e siete amanti di Jack Kerouac, se siete rimasti affascinati da film come “Easy Rider” o “Dietro la Maschera”, se nelle vostre vene scorre musica Southern o Blues e se vi piace il Moonshine dovete assolutamente provare un viaggio Travel For...

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Un viaggio in America attraverso la sua pittura

By on Mag 25, 2013 in Arte e Cultura, Blog, USA | 0 comments

Che l’America abbia una breve storia è un fatto conclamato. Poco più di 500 anni, molto intensi, anche a livello pittorico. Se per i primi 4 secoli le influenze europee, cioè delle varie etnie fondatrici dei vari Stati, erano fortissime è altrettanto vero  che la determinazione a trasferire integralmente la quotidianità nel segno artistico fa nascere l’esigenza di un nuovo linguaggio, materiale e simbolico, totalmente sganciato dai modelli tradizionali. L’espansione verso il West, nel XIX secolo, ha creato quell’identità fatta di natura, della vita di frontiera resa celebre anche dalla letteratura e, successivamente, dal cinema statunitense, magistralmente trasposta su tela da Frederic Edwin Church, Winslow Homer e Frederic Sackrider Remington. Ma sono soprattutto le immagini della gente comune, cioè coloro che hanno creato l’America che amiamo, che colpiscono maggiormente l’immaginario  di quegli appassionati che vivono il sogno americano e, ai quali, fa un grosso riferimento il progetto Travel For Fans. Pittura, questa, ampiamente sottovalutata fino agli anni ’60 quando, finalmente, si inizia a registrare un’inversione di tendenza con studi scientifici e numerose mostre monografiche e tematiche che hanno fatto luce su un vasto patrimonio di opere, determinando un autentico ribaltamento dell’interesse della critica e del mercato conquistando anche il resto del mondo. Uno dei periodi più interessanti e creativi è quello che ha coinciso con i “ruggenti anni venti”, arrivati dopo la fine della 1° Guerra Mondiale e caratterizzati da una grande euforia ma, anche, da disillusione e da grandi contraddizioni. E’ in questi anni che nasce il realismo americano, anche conosciuto come Regionalismo, che descrive i più diversi aspetti dell’America della Grande Depressione. Il movimento vede tra i principali interpreti Grant Wood, Thomas Hart Benton e, soprattutto, Edward Hopper. Il contesto cittadino, la solitudine e l’individuo comune prendono forza tra le pennellate di questo movimento – vitale e retorico – che ci regala un perfetto spaccato dell’America rurale e urbana di quegli anni che influenzerà tutta l’arte dell’ultima parte del XX secolo, grazie anche al New Deal roosweltiano che segnerà importanti iniziative governative a favore dei giovani artisti statunitensi, dalle quali nasceranno l’Espressionismo astratto e la Pop Art. Tra i più noti ed interessanti artisti del XX secolo ci piace citare anche Andrew Whyeth, anch’esso interprete del regionalismo ...

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