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Posts Tagged "Il Blues"

Il mito delle Highway americane

Il mito delle Highway americane

By on Ott 30, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Da sempre un fascino tutto particolare avvolge e ricopre di storie alcune strade americane, divenute simboli ancor più che grigi nastri d’asfalto percorse da automezzi di qualsiasi genere. La Route 66 è forse la più famosa, con le sue 2.400 miglia, attraverso otto Stati e tre fusi orari che unisce Chicago nell’Illinois con Santa Monica in California, passando per Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona. Una strada cantata, raccontata e filmata; divenuta emblema di uno stile di vita “coast to coast” tanto caro agli americani, e non solo. In poche parole: un mito americano. La strada rappresenta per gli americani l’esigenza di muoversi, fare conoscenze ed esperienze, a volte anche sovversive, in quell’immensità del territorio nordamericano tracciando precisi stili di vita. Basti pensare alla beat generation che dall’On The Road di Jack Kerouac ha tratto linfa per far nascere il movimento giovanile degli anni Sessanta. Strada vuole dire cultura, architettura, arte, musica, natura ma, e soprattutto, unione. Basterebbe aver letto Strade Blu di William Least Heat Moon per capire cosa si cela dietro ad una comune strada se sei negli USA. Un viaggio che ti porta da una metropoli all’altra passando per piccoli villaggi, motel, empori, pompe di benzina con l’immancabile distributore della Coca Cola e le fantastiche multicolori insegne che propagandano di tutto. Nel Profondo Sud, dove si concentrano – tra l’altro – la maggior parte dei progetti di viaggi di Travel For Fans le strade sono fortemente legate al blues e alle migrazioni delle popolazioni nere verso quel Nord ben più ricco di prospettive lavorative e di vita. Memphis è la città del Tennessee dove arrivano, si incrociano e si dipanano, le principali arterie stradali. La più conosciuta è la Highway 61 che entra nello Stato del Mississippi attraverso il bassopiano alluvionale del Delta, e per quasi 320 chilometri penetra in una regione in cui il tempo pare essersi fermato abbracciato dal corso dei fiumi Yazoo e Mississippi. In queste terre, tra le più fertili di tutti gli Stati Uniti, nutrite per secoli dai periodici straripamenti dei due fiumi e dall’inesauribile lavoro dei Neri – prima schiavi e poi braccianti – è nato, nelle baracche dei contadini, lungo i campi di cotone, di soia e...

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Quando Robert Altman scese in Mississippi

Quando Robert Altman scese in Mississippi

By on Ott 23, 2013 in Arte e Cultura, Blog, USA | 2 comments

Robert Altman è, indubbiamente, uno dei registi più amati da pubblico e critica e ha saputo sempre cogliere un aspetto particolare degli americani, descrivendoli in commedie corali perfide, grottesche e sarcastiche allo stesso tempo. Nel 1999 tornò nel profondo sud, dopo l’esperienza con uno dei suoi capolavori, quel Nashville che mostrò per la prima volta i retroscena della Capitale della Country Music. Un ritorno fatto in grande stile optando per la quiete di un piccolo paese, laggiù nel Delta del Mississippi: Holly Springs, tra l’altro meta di tanti dei viaggi di Travel For Fans, il progetto turistico-culturale creato dall’associazione Rootsway di Parma e Il Blues, magazine che vanta oltre 30 anni di pubblicazioni, in collaborazione con Altrimenti Viaggi Tour Operator. Il film in questione è “La Fortuna di Cookie”, pellicola che si avvale della presenza di star del cinema mondiale come Charles S. Dutton, Chris O’Donnell, Glenn Close, Julianne Moore, Liv Tyler, Ned Beatty, Patricia Neal, la partecipazione straordinaria di Lyle Lovett e un simpatico cameo da parte di Rufus Thomas. Holly Springs, cittadina nella contea di Marshall e divenuta celebre grazie a bluesmen del calibro di R. L. Burnside, Junior Kimbrough e Robert “Wolfman” Belfour, è teatro della vicenda che narra di un suicidio, quello di Cookie, che scatenerà un gioco di intrighi tutti particolari per coprire il poco dignitoso gesto. Le nipoti, guidate dall’eccentrica e megalomane Camille (Glenn Close), cercheranno di coprirlo con un ben più decoroso omicidio che, però, finirà per incolpare il pacifico Willis, miglior amico di Cookie e, allora, tutto cambierà ad Holly Springs. Attorno a questa vicenda girano i personaggi che Altman magistralmente muove come pedine mosse a tempo di blues, scavando nelle loro identità, passando dai drammatici momenti iniziali per arrivare alla leggerezza che traspare dalla pellicola senza mai perdere disinvoltura e velando il tutto con un piacevole mistero. Basato su un testo di Anne Rapp, ne esce uno spaccato del sonnolento e mieloso Sud, un po’ come nelle opere di Tennessee Williams, Flannery O’Connor o Eudora Welty, che consideravano il melodramma meno importante dell’atteggiamento della gente. Anche la cittadina diventa quasi una protagonista del film, girato interamente là, con il cast che ha vissuto praticamente sul set e con l’aiuto di...

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Chicago: vento e Blues lungo il Lago Michigan

Chicago: vento e Blues lungo il Lago Michigan

By on Ott 3, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Uomini e donne hanno cantato per secoli dei problemi che li hanno afflitti. Fu subito dopo la proclamazione dell’emancipazione, 1893 quando il popolo nero fu liberato dalla schiavitù senza adeguato inserimento sociale (educazione, denaro o luoghi dove vivere), che la maggior parte dei neri non ebbe altra scelta che quella di diventare lavoratori “migratori”, sottoposti, cioè, a continui spostamenti. Chicago fu una delle mete principali e questo divenne periodo di grande trasformazione per la “Windy City”, sempre più metropoli. Tra le tantissime persone giunte dal “Deep South” molti erano dei musicisti, così com’era abitudine nel Delta del Mississippi. Questi uomini cantavano ciò che li affliggeva, i loro problemi. La loro musica ne denunciava le condizioni sociali, i problemi personali, molti dovuti dai continui spostamenti ai quali erano sottoposti che, spesso, li costringeva a forzate e dolorose separazioni dalle proprie famiglie. Il cantare agli angoli delle strade, nei bar, alle varie feste, alle stazioni ferroviarie era l’unico sistema per raccogliere qualche sparuto dollaro per la sopravvivenza e questo divenne, per loro, uno stile di vita. Questa espressione individuale, meglio conosciuta a tutt’oggi come Blues, mutò la sua forma originale di matrice “folk” o “classic Style” attraverso il Rhythm & Blues e l’Urban Blues continuando ad evolversi. Molti dei grandi bluesmen arrivati a Chicago, stimolati dalla grande richiesta di manodopera nelle ferrovie, nelle acciaierie o nei famigerati “stockyards”, i macelli della zona sudoccidentale della città, hanno trovato la fama nei vari locali sorti nella Chicago nera che, con la sua vita notturna e musicale, si è affollata attorno a South State Street per, poi, espandersi nel più povero West Side, lungo la Madison Avenue, teatro nei tardi anni Sessanta di devastanti tumulti razziali e dilatando a dismisura i confini della città. La musica, che fino ad allora era esclusivamente acustica, trovò, in questa proiezione urbana, un dominante interplay tra chitarre crudelmente amplificate e armoniche della musica del Delta, trovando in Muddy Waters un nuovo santone, subito divenuto la principale attrazione della Chess Records, etichetta fondamentale per l’affermazione e la diffusione di Blues, Rock ‘n’ Roll e Rhythm & Blues nei ’50 e ’60. Attorno a Waters (vero nome McKinley Morganfield), giunto dalla piantagione di Stowall, nei pressi di Clarksdale in Mississippi,...

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Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

By on Ago 3, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Se dici Harley pensi subito all’America, libera e selvaggia dove godersi il sogno di un viaggio che ha radici ben salde in ognuno di noi. Non tutti possono vantare di possedere una due ruote uscita dalla casa di Milwaukee, ma chiunque può avere un sogno. Del resto l’Harley-Davidson da 110 anni a questa parte di strada ne ha fatta parecchia, e non solo nel senso figurato, e sogni né ha regalati altrettanti. Nata nel 1902, grazie a due giovani ventenni – William Harley e Arthur Davidson – che costruirono un prototipo di bicicletta motorizzata nel garage dove abitava Davidson, la ditta crebbe gradualmente fino a diventare il colosso attuale, con succursali in ogni parte del mondo e perfettamente entrata a far parte dell’immaginario di tantissimi appassionati delle due ruote motorizzate. Provate a pensare quanti libri, film e canzoni la vedono protagonista, dove ci ha regalato quel brivido e quella sensazione di libertà che, abbinata all’America, è ancora immutato. L’America e perfetta per usare una motocicletta come l’Harley, specialmente se customizzata e personalizzata. Provate a pensare di guidare il chopper che Captain America utilizzava in Easy Rider – una Hydra Glide completamente modificata da Ben Hardy – lungo i ponti che attraversano il Mississippi oppure lungo la Highway 61 nel “Deep South” degli USA. Proprio per questo Travel For Fans, il progetto A-Z Blues creato dall’Associazione culturale Rootsway di Parma e la rivista di cultura musicale Il Blues, regalano agli appassionati la possibilità di visitare gli Stati Uniti, e in particolare le Terre del Blues, anche a cavallo di una rombante Harley-Davidson da ritirarsi direttamente all’arrivo in terra statunitense. Tutto questo grazie alla collaborazione con qualificati Tour Operator che hanno concentrato la propria attività su quella che era la passione principale: l’attività On the Road, proponendo e organizzando viaggi per bykers in Europa, Usa e Canada che, con la perfetta conoscenza della destinazione e il mix di professionalità e simpatia, offrirono al mercato biker ogni tipo di viaggio. Quindi se avete letto e siete amanti di Jack Kerouac, se siete rimasti affascinati da film come “Easy Rider” o “Dietro la Maschera”, se nelle vostre vene scorre musica Southern o Blues e se vi piace il Moonshine dovete assolutamente provare un viaggio Travel For...

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Memphis in the Meantime

Memphis in the Meantime

By on Giu 22, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Meta di arrivo e partenza di moltissimi dei viaggi di Travel For Fans, il progetto creato dall’Associazione Rootsway e dalla rivista Il Blues – in collaborazione con qualificati Tour Operator – per visitare l’America in un modo alternativo è Memphis, una delle città più “musicali” di tutti gli States. Memphis nasce da un intreccio fatto di schiavi, cotone e blues che ne hanno scritto la storia. All’apparenza sonnacchiosa e adagiata sul grande fiume Mississippi, la città appare immensa (nonostante i nemmeno 700.000 abitanti) guidando lungo le grandi Avenue che conducono – o meglio convergono – su Downtown. Fondata nel 1819, strappata agli indiani Chickasaw che lì vivevano da sempre, è posizionata all’interno della Contea di Shelby, della quale è capoluogo, nello stato del Tennessee ai confini con Arkansas e Mississippi. Grazie alla posizione di assoluto privilegio, lungo la sponda del Mississippi, divenne da subito un punto nevralgico del commercio fluviale, soprattutto del cotone, in continua espansione nella zona del Mississippi Delta. La città, però, collassò e finì in completa bancarotta intorno al 1878 a causa di un’epidemia di febbre gialla che provocò 5.000 vittime (la maggior parte tra la popolazione bianca) e il conseguente abbandono della città di un’alta percentuale di abitanti. Risorse grazie ad un ex schiavo di nome Robert Church e Beale Street, strada di mercanti, divenne il fulcro delle attività sociali e civiche di tutta la contea e, anche, centro ricreativo e culturale. Venne fatta erigere la Grand Opera House che, successivamente, mutuò il nome in Orpheum Theatre. Ed ecco, allora, il Blues che si fece largo prepotentemente diventando “colonna sonora” di Memphis. Nell’ottobre del 1949 il dj della WREC, e imprenditore in erba, Sam Phillips affittò una vecchia bottega, allora negozio di radiatori abbandonato, e lo riempì con le più moderne attrezzature di registrazione. Nacque, così, il Memphis Recording Service e ben presto Phillips si trovò ad intrattenere una frotta di musicisti locali di gospel e blues. Alcuni di loro divennero presto famosi: Joe Hill Louis, Bobby Bland, Little Milton, Roscoe Gordon, un giovanissimo B.B. King e un goffo e gigantesco nero di nome Chester Burnett, conosciuto a livello locale come Howlin’ Wolf. Nel ’52 Phillips abbandonò il Memphis Recording Service e fondò il Sun Studio...

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