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Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

Travel For Fans e l’America in Harley-Davidson

By on Ago 3, 2013 in Blog, USA | 0 comments

Se dici Harley pensi subito all’America, libera e selvaggia dove godersi il sogno di un viaggio che ha radici ben salde in ognuno di noi. Non tutti possono vantare di possedere una due ruote uscita dalla casa di Milwaukee, ma chiunque può avere un sogno. Del resto l’Harley-Davidson da 110 anni a questa parte di strada ne ha fatta parecchia, e non solo nel senso figurato, e sogni né ha regalati altrettanti. Nata nel 1902, grazie a due giovani ventenni – William Harley e Arthur Davidson – che costruirono un prototipo di bicicletta motorizzata nel garage dove abitava Davidson, la ditta crebbe gradualmente fino a diventare il colosso attuale, con succursali in ogni parte del mondo e perfettamente entrata a far parte dell’immaginario di tantissimi appassionati delle due ruote motorizzate. Provate a pensare quanti libri, film e canzoni la vedono protagonista, dove ci ha regalato quel brivido e quella sensazione di libertà che, abbinata all’America, è ancora immutato. L’America e perfetta per usare una motocicletta come l’Harley, specialmente se customizzata e personalizzata. Provate a pensare di guidare il chopper che Captain America utilizzava in Easy Rider – una Hydra Glide completamente modificata da Ben Hardy – lungo i ponti che attraversano il Mississippi oppure lungo la Highway 61 nel “Deep South” degli USA. Proprio per questo Travel For Fans, il progetto A-Z Blues creato dall’Associazione culturale Rootsway di Parma e la rivista di cultura musicale Il Blues, regalano agli appassionati la possibilità di visitare gli Stati Uniti, e in particolare le Terre del Blues, anche a cavallo di una rombante Harley-Davidson da ritirarsi direttamente all’arrivo in terra statunitense. Tutto questo grazie alla collaborazione con qualificati Tour Operator che hanno concentrato la propria attività su quella che era la passione principale: l’attività On the Road, proponendo e organizzando viaggi per bykers in Europa, Usa e Canada che, con la perfetta conoscenza della destinazione e il mix di professionalità e simpatia, offrirono al mercato biker ogni tipo di viaggio. Quindi se avete letto e siete amanti di Jack Kerouac, se siete rimasti affascinati da film come “Easy Rider” o “Dietro la Maschera”, se nelle vostre vene scorre musica Southern o Blues e se vi piace il Moonshine dovete assolutamente provare un viaggio Travel For...

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Memphis in the Meantime

Memphis in the Meantime

By on Giu 22, 2013 in Blog, Musica, USA | 0 comments

Meta di arrivo e partenza di moltissimi dei viaggi di Travel For Fans, il progetto creato dall’Associazione Rootsway e dalla rivista Il Blues – in collaborazione con qualificati Tour Operator – per visitare l’America in un modo alternativo è Memphis, una delle città più “musicali” di tutti gli States. Memphis nasce da un intreccio fatto di schiavi, cotone e blues che ne hanno scritto la storia. All’apparenza sonnacchiosa e adagiata sul grande fiume Mississippi, la città appare immensa (nonostante i nemmeno 700.000 abitanti) guidando lungo le grandi Avenue che conducono – o meglio convergono – su Downtown. Fondata nel 1819, strappata agli indiani Chickasaw che lì vivevano da sempre, è posizionata all’interno della Contea di Shelby, della quale è capoluogo, nello stato del Tennessee ai confini con Arkansas e Mississippi. Grazie alla posizione di assoluto privilegio, lungo la sponda del Mississippi, divenne da subito un punto nevralgico del commercio fluviale, soprattutto del cotone, in continua espansione nella zona del Mississippi Delta. La città, però, collassò e finì in completa bancarotta intorno al 1878 a causa di un’epidemia di febbre gialla che provocò 5.000 vittime (la maggior parte tra la popolazione bianca) e il conseguente abbandono della città di un’alta percentuale di abitanti. Risorse grazie ad un ex schiavo di nome Robert Church e Beale Street, strada di mercanti, divenne il fulcro delle attività sociali e civiche di tutta la contea e, anche, centro ricreativo e culturale. Venne fatta erigere la Grand Opera House che, successivamente, mutuò il nome in Orpheum Theatre. Ed ecco, allora, il Blues che si fece largo prepotentemente diventando “colonna sonora” di Memphis. Nell’ottobre del 1949 il dj della WREC, e imprenditore in erba, Sam Phillips affittò una vecchia bottega, allora negozio di radiatori abbandonato, e lo riempì con le più moderne attrezzature di registrazione. Nacque, così, il Memphis Recording Service e ben presto Phillips si trovò ad intrattenere una frotta di musicisti locali di gospel e blues. Alcuni di loro divennero presto famosi: Joe Hill Louis, Bobby Bland, Little Milton, Roscoe Gordon, un giovanissimo B.B. King e un goffo e gigantesco nero di nome Chester Burnett, conosciuto a livello locale come Howlin’ Wolf. Nel ’52 Phillips abbandonò il Memphis Recording Service e fondò il Sun Studio...

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L’America attraverso il cinema dei fratelli Coen

L’America attraverso il cinema dei fratelli Coen

By on Mag 31, 2013 in Arte e Cultura, Blog, USA | 0 comments

Parlando di cinema è scontato che emergano gli Stati Uniti; e per ovvi motivi. Ovvi, ma non da sancire che la qualità dei prodotti sia pari agli investimenti e agli incassi ai botteghini. Ma se non è tutto oro ciò che luccica è altrettanto vero che dal 1894 (data delle prime proiezioni di Thomas Edison) ad oggi abbiamo potuto beneficiare di prodotti di altissima qualità provenire da oltre oceano. Ed è proprio ad un secolo esatto dalla creazione del cinetofono, e quindi del cinema con tanto di sonoro, che muovono i primi passi da protagonisti Ethan e Joel Coen, due giovani fratelli che daranno vita ad una serie di capolavori della filmografia statunitense, raccontando l’America con un occhio particolare per personaggi e dettagli. Un cinema, il loro, irriverente e sofisticato, grottesco, innovativo, spiazzante e a volte ambiguo, che si muove all’interno di tutti i generi, lasciando una forte impronta, un marchio di fabbrica, geniale e ricco di un fortissimo stilismo. Nonostante abbiano da sempre goduto di una notevole considerazione presso la critica i due fratelli, nativi di St. Louis Park, un sobborgo di Minneapolis, rifiutano ogni tipo di atteggiamento divistico, nella vita e nei rapporti con le persone. Tratti che spesso emergono nei personaggi creati appositamente per i loro film e magistralmente interpretati dai tanti attori, alcuni dei quali spesso presenti in diverse loro opere, come John Goodman, fenomenale caratterista, John Turturro e Frances McDorman, tra l’altro divenuta moglie di Joel Coen. E’ l’America con le sue contraddizioni che emerge forte nelle pellicole dei Coen ad iniziare da Arizona Junior, delirante storia tipicamente statunitense con un grandissimo Nicolas Cage. Dopo pochi anni arriva la consacrazione definitiva con il premio Oscar per Fargo, capolavoro del 1996 impregnato di quell’umorismo macabro che è il loro marchio di fabbrica. E’ uno dei momenti d’oro per i due fratelli, infatti il film seguente (1998) sarà quel Il Grande Lebowski, ancora oggi tra i più gettonati. Due anni dopo la troupe scenderà verso il Mississippi per una fortunata e geniale parodia dell’Odissea di Omero intitolata Fratello dove sei. Una storia fatta di brillantina, bluegrass, blues, crocicchi, rapinatori di banche e idioti esponenti del Ku Klux Klan, culminato con una grande inondazione del fiume Mississippi....

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Un viaggio in America attraverso la sua pittura

By on Mag 25, 2013 in Arte e Cultura, Blog, USA | 0 comments

Che l’America abbia una breve storia è un fatto conclamato. Poco più di 500 anni, molto intensi, anche a livello pittorico. Se per i primi 4 secoli le influenze europee, cioè delle varie etnie fondatrici dei vari Stati, erano fortissime è altrettanto vero  che la determinazione a trasferire integralmente la quotidianità nel segno artistico fa nascere l’esigenza di un nuovo linguaggio, materiale e simbolico, totalmente sganciato dai modelli tradizionali. L’espansione verso il West, nel XIX secolo, ha creato quell’identità fatta di natura, della vita di frontiera resa celebre anche dalla letteratura e, successivamente, dal cinema statunitense, magistralmente trasposta su tela da Frederic Edwin Church, Winslow Homer e Frederic Sackrider Remington. Ma sono soprattutto le immagini della gente comune, cioè coloro che hanno creato l’America che amiamo, che colpiscono maggiormente l’immaginario  di quegli appassionati che vivono il sogno americano e, ai quali, fa un grosso riferimento il progetto Travel For Fans. Pittura, questa, ampiamente sottovalutata fino agli anni ’60 quando, finalmente, si inizia a registrare un’inversione di tendenza con studi scientifici e numerose mostre monografiche e tematiche che hanno fatto luce su un vasto patrimonio di opere, determinando un autentico ribaltamento dell’interesse della critica e del mercato conquistando anche il resto del mondo. Uno dei periodi più interessanti e creativi è quello che ha coinciso con i “ruggenti anni venti”, arrivati dopo la fine della 1° Guerra Mondiale e caratterizzati da una grande euforia ma, anche, da disillusione e da grandi contraddizioni. E’ in questi anni che nasce il realismo americano, anche conosciuto come Regionalismo, che descrive i più diversi aspetti dell’America della Grande Depressione. Il movimento vede tra i principali interpreti Grant Wood, Thomas Hart Benton e, soprattutto, Edward Hopper. Il contesto cittadino, la solitudine e l’individuo comune prendono forza tra le pennellate di questo movimento – vitale e retorico – che ci regala un perfetto spaccato dell’America rurale e urbana di quegli anni che influenzerà tutta l’arte dell’ultima parte del XX secolo, grazie anche al New Deal roosweltiano che segnerà importanti iniziative governative a favore dei giovani artisti statunitensi, dalle quali nasceranno l’Espressionismo astratto e la Pop Art. Tra i più noti ed interessanti artisti del XX secolo ci piace citare anche Andrew Whyeth, anch’esso interprete del regionalismo ...

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Viaggiare: se vuoi farlo, fallo bene. Con Travel For Fans

By on Mag 21, 2013 in Blog, USA | 1 comment

Esistono viaggi e viaggi. Questa è una verità assoluta che trova sempre più concretezza nel panorama del turismo mondiale. Il classico viaggio organizzato “da pacchetto”, pur rimanendo sempre gettonato, sta subendo l’inevitabile flessione data dalla tanta offerta spesso, se non addirittura troppo, in concorrenza costante tra i vari Tour Operator. E, poi, il turista moderno vuole – sempre di più – investire su quello che non è un semplice viaggio ma, bensì, il coronamento di un sogno. Perché il viaggio inizia tra le 4 mura domestiche, dove l’avventura si concretizza e prende forma, ed è allora lì che nasce quel fuoco sacro che ci permette di vedere costruirsi, nella nostra mente, l’itinerario perfetto. Bruce Chatwin, un famoso travelwriter, un giorno ha scritto “il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma”. Per poter concretizzare tutto questo è, però, necessario che ci sia una profonda conoscenza, da parte di chi organizza e prepara i pacchetti per un mercato che viene comunemente chiamato “di nicchia” (ma che se andiamo a guardare i numeri comprende alcuni milioni di potenziali clienti), di tutte quelle sfumature fondamentali per realizzare questi nostri sogni. Ed è proprio a questi utenti che si rivolgono un gruppo di appassionati italiani (l’associazione culturale Rootsway e Il Blues Magazine, l’unica rivista di settore che da 30 anni si occupa di Blues e delle sue culture) e un Tour Operator (Altrimenti Tour Operator di Verona), anch’esso ispirato da viaggi fatti “per appassionati”. Ecco che, allora, è nato Travel For Fans: il coronamento di un sogno, il viaggio della vita. Una serie di progetti a tema, totalmente dedicati alle passioni che accomunano migliaia di persone: la musica, la cultura, lo sport, l’arte e che, finalmente, sono stati progettati con una specifica cura e attenzione nei piccoli dettagli, per poter dire “ci sono stato” e aver vissuto un’esperienza unica nel suo genere. I primi progetti proposti sono quelli legati alla musica e al territorio del Sud degli Stati Uniti, dove tutto ha avuto inizio: il Mississippi e dintorni. Provate a liberare la mente e fatevi trascinare da un viaggio Travel For Fans, perché, come diceva John Steinbeck – profondo conoscitore di quelle terre – “Il viaggio è come il matrimonio. Il metodo...

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