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L’America che volevo, l’America del Blues.

L’America che volevo, l’America del Blues.

By on Mar 15, 2014 in | 0 comments

Ho da sempre una passione per l’America, soprattutto grazie alla musica alla quale mio padre mi ha introdotta. Una musica, mi dicono ancora oggi, non propriamente adatta ad una ragazza quale io sono, ma è così che ho iniziato a sognare di andare a fare un viaggio laggiù dove il grande fiume Mississippi ha influenzato la cultura delle popolazioni della terra del cotone. Il Profondo Sud. Il blues è un genere, ma direi meglio una cultura, che adoro e che mi prende veramente tanto e la scoperta di festival come il Rootsway in provincia di Parma e della rivista Il Blues mi hanno permesso di conoscere persone che hanno in comune con me questa passione. Però avevo troppa paura di andare in America da sola, allo sbaraglio e, soprattutto, senza sapere bene dove e come raggiungere i posti giusti e avevo maturato l’idea che sarebbe rimasto il mio grande sogno nel cassetto. Ma ecco che, proprio queste persone, un bel giorno hanno pensato di trasformare le loro conoscenze e passioni in qualcosa di concreto creando il progetto Travel For Fans e in collaborazione con un’agenzia viaggi che, ironia della sorte, è a cento metri da casa mia. Mi sembrava un sogno quando, per puro caso mentre mi recavo al lavoro passando davanti ad Altrimenti Viaggi (questo è il nome dell’agenzia) mi sono sentita chiamare. Era Antonio del Rootsway che mi aveva vista passare e mi voleva salutare. Alla mia ovvia domanda di cosa stesse facendo lì ecco dalla sua risposta aprirsi un mondo. Loro avevano unito le forze con un tour operator specializzato in viaggi negli USA per motociclisti, quindi con una passione di base comune e io ho visto la possibilità di realizzare il mio sogno. Restava il problema di fare questo viaggio da sola, da una parte stimolante ma dall’altra mi metteva i brividi. Nessun problema, mi disse il gentilissimo Andrea dell’agenzia, puoi fare il viaggio nella formula self drive oppure approfittare di quelli di gruppo che vengono creati man mano che ci siano eventi musicali degni di nota. Ho colto immediatamente la palla al balzo e ho prenotato il viaggio di debutto di fine gennaio verso Memphis e il Mississippi durante l’International Blues Challenge organizzato dalla Blues Foundation (che, tra l’altro aveva premiato nel 2008 sia il festival che la rivista come migliori in Europa). Il gruppo comprendeva 16 persone, quasi tutte italiane a parte 2 finlandesi e 1 svedese, la meravigliosa Marie che è diventata la mia compagna di stanza, anche per ottimizzare i costi. Il bello è che ci accomunava tutti la passione per il Deep South e, quindi, il viaggio si è rivelato una meraviglia. Già dall’arrivo a Memphis, dopo aver sbrigato tutte le pratiche doganali, mi sono sentita immersa nel calore del blues, anche se fuori faceva un freddo becco (ci dissero cosa rarissima per la zona). Dopo aver gustato il famoso Soul Food (ben diverso dal cibo americano che conosciamo in Italia) siamo andati a letto per poter assistere, la mattina seguente, alla domenicale celebrazione del pastore Milton Hawkins in una chiesa teatro organizzata nei minimi dettagli. Tre ore di cerimonia e, soprattutto, canti da brividi. Nel rientro ci siamo fermati per un doveroso omaggio al ricordo di Martin Luther King presso il Lorraine Motel dove fu ignobilmente ucciso nel 1968 e per poi lanciarci nella celeberrima Beale Street, strada un tempo teatro a cielo aperto per i grandi bluesmen. Alla sera catfish di rito in preparazione del viaggio della mattina seguente verso il Mississippi. Non stavo nella pelle dalla gioia. Dopo aver omaggiato la tomba di Memphis Minnie a Walls ci siamo diretti ad Helena, nel vicino Arkansas, accolti dalla città festante durante il Mertin Luther King  Day. Una doverosa visita al Delta Cultural Center, sede della radio KFFA da cui Sonny Payne trasmette il King Biscuit Time, e un veloce pranzo messicano prima di ripartire alla volta del Delta vero e proprio, direzione Clarksdale, non prima di aver visitato la Stovall Plantation, dove viveva Muddy Waters nella sua baracca, ora custodita gelosamente al Delta Blues Museum. Arrivati ormai a sera nella città dove pare sia nato il blues ci attende il BBQ del Red’s, uno degli ultimi veri juke joint e il concerto esclusivo di Leo “Bud” Welch, un arzillo 81enne musicalmente scoperto da poco. La sera troviamo il meritato riposo presso lo Shack Up Inn alla Hopson Plantation, un posto fuori dal mondo, dove non si smetterebbe mai di scattare foto e filmare, anche se gli occhi sono la nostra telecamera più preziosa. La mattina una visita al Crossroad, dove la leggenda narra che Robert Johnson vendette l’anima al diavolo e visite alla Cat Head, Delta Blues Museum e il locale Ground Zero di Morgan Freeman. In partenza verso la casa di B.B. King ad Indianola passando dal temibile penitenziario di Parchman Farm con pranzo al Club Ebony e visita al B.B. King Museum. Rientro a Memphis e il giorno successivo in viaggio verso le Hills passando da Senatobia, Como, Vance e Dockery Farms. Tutti nomi che ai più non diranno nulla ma questa è la vera Terra del Blues e ogni angolo ce lo ricorda. Anche il magnifico tramonto che ci ha accompagnati, come fosse una stella polare, alla tomba di Robert Johnson a Greenwood, presso il cimitero di Little Zion. Il giovedì abbiamo fatto una defaticante giornata a Memphis visitando Stax e Sun Records dove hanno registrato tutti i grandi, ad iniziare da Elvis Presley e la sera dedicata ai locali ove si esibivano i concorrenti del Challenge più famoso del blues. La mattina seguente, però, c’era ancora voglia di Mississippi e, allora, via verso Holly Springs (immortalata anche in un film di Robert Alltman) e una visita alle tombe di R.L. Burnside e Junior Kimbrough i padri del nuovo blues del Mississippi. Rientriamo a Memphis per la competizione che ci tiene nella metropoli anche il giorno seguente con varie visite al Center Of Southern Folklore e a fare gli ultimi acquisti prima della partenza verso l’Italia. Un viaggio che non dimenticherò mai e che consiglierò a tutti perché Travel For Fans si è dimostrata non solo una gran bella idea ma mi ha consentito di non dovermi preoccupare di nulla grazie alla perfetta organizzazione e alla fantastica e squisita disponibilità di Andrea e Davide che ci hanno permesso di vivere questo sogno. Adesso ho, anche, 15 nuovi amici.

 

Sara Zocca

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